Il progetto “Rock Girls” è la prima parte di un lavoro più articolato, che proseguirà nei prossimi anni; questa prima parte è sottotitolata “Lucky Guitar”, (Chitarra Fortunata) simpatica allusione alla fortuna di questa chitarra verde nell’essere coccolata da queste belle ragazze, anziché da uno scatenato rocchettaro su un palco. A questo seguiranno altri progetti, già in fase di studio, che avranno sempre come protagonisti la musica e la ritrattistica sia in studio che in esterni.
La Rock Girls è diventata per me un archetipo grafico con cui rappresentare quello che voglio esprimere. Se fossi un pittore o uno
scultore potrei disegnare o modellare quello che penso, ma essendo un fotografo devo prima creare l’idea con la luce”.
in questo video e in questa intervista si possono capire i tratti essenziali della ricerca espressiva su cui sto lavorando
VIDEO REALIZZATO IN OCCASIONE DELLA MOSTRA PERSONALE DEL MAGGIO 2010.
COMUNE E TERRITORIO, maggio 2010. INTERVISTA SUL PROGETTO
PROGETTO “ROCK GIRLS” a cura del Prof. Alberto Costantini
GENESI DEL PROGETTO:
Il progetto “Rock Girls” è la prima parte di un lavoro più articolato, che proseguirà nei prossimi anni; questa prima parte è sottotitolata “Lucky Guitar”, (Chitarra Fortunata) simpatica allusione alla fortuna di questa chitarra verde nell’essere coccolata da queste belle ragazze, anziché da uno scatenato rocchettaro su un palco. A questo seguiranno altri progetti, già in fase di studio, che avranno sempre come protagonisti la musica e la ritrattistica sia in studio che in esterni.
Innanzi tutto perché proprio il Rock? Beh, primo per la forte passione per questo genere musicale e secondo, perché Ferruccio vede molte analogie tra esoo e la fotografia: il movimento, l’anima, la passione, la ribellione, ma anche la sua attuale banalizzazione. Infatti, il Rock nel recente passato è stato anima, cuore, vita, gioia, pulsione al rinnovamento e ha cambiato il mondo ma, come la fotografia, appunto, è ora banalizzato da migliaia di band e BoyBand che nulla hanno da aggiungere al concetto di Rock (e forse nemmeno a quello di musica in generale).
Venendo alla tecnica, l’ormai più che decennale esperienza nel realizzare coperture fotografiche di manifestazioni turistiche, sportive, eventi e concerti live, ha permesso a Ferruccio di affinare una notevole capacità nel gestire istantaneamente l’inquadratura e di perfezionarsi nell’interpretare e prevedere i movimenti delle persone e dei protagonisti dell’evento e nel saperli contestualizzare nell’ambiente circostante. E questa capacità traspare dalle foto del progetto “Rock Girls”: il movimento, il momento fotografico, l’importanza di ambientare il lavoro in location sempre diverse, dare emozioni al fruitore dell’immagine, realizzare immagini che “funzionano” risultano con evidenza.
Il genere con cui si è voluto confrontare in questo progetto è quello del ritratto ambientato, una tipologia di fotografia semplice e difficile nello stesso tempo, nella quale tutti prima o poi si cimentano, professionisti e fotoamatori, e il rischio di essere ripetitivi o di ottenere foto già viste è molto alto. Per ogni sessione fotografica si è imposto di utilizzare solo 3 elementi: una chitarra, una ragazza, una location, il tutto più o meno condito con un pizzico di glamour, sempre elegante e mai volgare, nulla comunque rispetto al ciarpame al quale siamo abituati in qualsiasi copertina o programma televisivo.
Le modelle che hanno collaborato non sono tutte professioniste, anzi, alcune di loro non avevano mai nemmeno posato davanti ad una macchina fotografica e, tranne in un paio di casi, non sapevano nemmeno suonare la chitarra. La difficoltà era però sempre la stessa: riuscire a tirare fuori dinamicità, movimento, spontaneità. Per le modelle professioniste non è stato facile perché abituate a posare in studio in modo “classico” e quindi con una buona dose di staticità, mentre le modelle non professioniste avevano il problema opposto, ovvero la timidezza di fronte all’obiettivo; è stato necessario quindi un lavoro di comunicazione e di motivazione per creare un pathos e un clima ottimale… e i risultati si vedono.
Mescolare tutti questi elementi e queste problemi per rendere ogni volta diversi ed emozionanti i set fotografici, creare il clima giusto, dirigere ed organizzare ogni shooting e, soprattutto evitare di essere ripetitivi… quante difficoltà impensabili a chi semplicemente guarda le foto!
Questo progetto ha richiesto all’autore una prima fase approfondita di studio, per sviluppare bene l’idea, una seconda fase conoscitiva, per accertarsi di fare qualche cosa di originale, una terza fase realizzativa per fondere le proprie idee con la situazione reale in cui poi andava ad operare, un processo comunicativo con la modella e i suoi collaboratori prima della fase finale di scatto, e infine tutta la post-produzione che cura personalmente.
Nulla è stato improvvisato o casuale: il primo momento (quello di studio e comprensione del progetto) è durato circa un anno e il secondo momento, quello degli shooting quasi 6 mesi e, continuerà nei prossimi anni.
E poi c’è stato l’impegnativo lavoro di comunicazione e di marketing, iniziato già dopo i primi scatti, con la pubblicazione di immagini test su Facebook e su altri siti specializzati per avere i primi riscontri di critica e per modificare set dopo set alcune situazioni. I feedback e i suggerimenti ricevuti sono stati preziosi e hanno permesso di migliorare il risultato finale.
RISULTATI DEL LAVORO E MOTIVAZIONI:
Ferruccio poteva limitarsi a creare stampe fotografiche e realizzare qualche mostra, ma il suo desiderio di esplorare nuove strade comunicative e la volontà di portare avanti alcune sue provocazioni artistiche, lo ha spinto a concepire un progetto più ambizioso e impegnativo.
Infatti, nelle sue intenzioni, c’è il proposito di riuscire a dare valore all’immagine fotografica svilita, secondo lui, soprattutto da tre motivi: per la sua intrinseca riproducibilità, perchè ormai banalizzata e resa spesso mediocre dall’elaborazione digitale (di quello che spesso lui chiama il “Dio Photoshop”) e, infine, da quel cancro che sono la “posizione P” e il pulsante con il verde delle fotocamere moderne, che rende pigri un pò tutti. La somma di tali fattori uccide ogni necessità di studiare, sapere e capire cosa siano tempi, diaframmi, lunghezze focali, iso, regole di composizione ecc, e rende, a parole, tutti fotografi provetti, poiché l’immagine che ne esce non è scura o bruciata.
Una volta era normale sentirsi dire un po’ da tutti che non sapevano fare fotografie… invece oggi, chissà perché, tutti si sentono fotografi, incuranti di capire che cos’è la luce, di conoscere le regole base della fotografia, le tecniche di comunicazione. Solo studiando, guardano i lavori dei grandi fotografi e facendo tanta gavetta si diventa fotografi: fare Click è l’istante conclusivo di un processo mentale, non solo l’inizio di un processo di elaborazione digitale che corregga tutti gli errori di uno scatto casuale… (e la foto dovrebbe “funzionare” subito!)
Comunque, nonostante i “frutti avvelenati” di Photoshop e il dilagante veleno della “Posa P”, Ferruccio ama la fotografia digitale e tutto quello che di nuovo si può utilizzare per comunicare emozioni “classiche” con strumenti sempre nuovi, usando la macchina fotografica come mezzo espressivo unita all’ormai più che ventennale bagaglio di esperienza: da qui nasce la scelta di stampare su materiali diversi dalla carta fotografica classica, e utilizzando supporti quali l’acciaio, il legno, il forex, il plexiglass, lo specchio, ecc
Da tali riflessioni nascono le provocazioni che Ferruccio lancia al mondo della fotografia:
"LUCKY GUITAR"è la storia di una chitarra molto ma molto fortunata;
Infatti, dopo alcuni anni di ordinario lavoro musicale, anzichè "morire" stile Hendrix su un palco si è ritrovata coccolata protagonista di una serie di shooting fotografici
PRIMA PROVOCAZIONE:
Ferruccio in questo lavoro crea immagini uniche (nel senso che ce n’è solo un pezzo) ovvero l’esatto opposto della natura stessa della fotografia, ripetibile per definizione: quindi ad ogni opera venduta allegherà un Cd-Rom con il sorgente originale dell’immagine (l’equivalente del negativo), ma lo consegnerà completamente illeggibile, cosicché, anche simbolicamente, il valore della fotografia sia dato dalla sua unicità. Questa è nelle sue intenzioni una provocazione rivolta a chi pensa che la fotografia valga poco solo perché se ne possono fare tante copie (come se le “serie” negli altri campi artistici non esistessero), ma vuole essere anche uno schiaffo a tutti coloro che, sempre più spesso, chiedono ai fotografi i file originali delle foto, con una naturalezza disarmante e fastidiosissima, come se questi non valessero niente solo perché puoi metterli su uno stupidissimo Cd o spedirli con una banale mail, mentre, in realtà, contengono l’essenza stessa del valore della fotografia perchè al loro interno c’è tutto il sapere del fotografo, del suo studio, della sua passione, del suo lavoro, della sua cultura… ma ormai, appunto, tutti si sentono fotografi, spesso senza sapere nemmeno cosa siano i tempi e lunghezze focali.
SECONDA PROVOCAZIONE:
come per la fotografia c’era solo un negativo, così Ferruccio, in questo lavoro, conserva una sola copia dei file originali. Se si danneggia quel supporto, (e prima o poi succederà non sono eterni), tutta la serie non sarà più utilizzabile, in quanto resteranno in circolazione solo le basse risoluzioni pubblicate su internet o date in visione alle modelle o ai colleghi (un po’ come si faceva con i vecchi provini), qualche stampa e, a volte, qualche prova di stampa.
Questa è una provocazione che nasce da una sua considerazione storiografica, frutto dalla sua laurea in Storia e vuole fare capire che possiamo anche scattare migliaia di fotografie all’anno, ma se poi non le stampiamo mai, non dureranno in eterno, anzi saremo destinate a perderle in pochissimo tempo. Noi pensiamo di crearci un ricordo che durerà nel tempo e invece già fra 10 o 20 anni tutta quella marea di bit nel 99% dei casi non sarà più utilizzabile, dimenticata in qualche vecchio pc, in qualche telefonino scassato, o persa in Cd-Rom ormai illeggibili… alla faccia della vulgata che una fotografia “è per sempre”, che “una fotografia vale più di 1000 parole”, ecc ecc.
Risultato: i nostri figli e nipoti, oggi ultrafotografati, potrebbero non vedersi mai come erano da piccoli, mentre le persone adulte di oggi sanno bene come erano da piccoli o come erano i loro genitori e i loro nonni, nonostante la minore quantità e qualità delle fotografie scattate allora.
E’ l’incredibile contraddizione della società di oggi (per assurdo detta proprio della comunicazione) che, non lascerà alle prossime generazioni proprio nulla, niente lettere, niente diari di famiglia, niente cartoline e nemmeno una vecchia foto ingiallita con una malinconica data scritta a mano sul retro.
Prof. Alberto Costantini
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